Carabinieri

Carabiniere a processo per 11 ore di straordinari che non avrebbe mai fatto. Lavoro svolto a casa e non in ufficio

132 euro lordi, per un netto di poco più di 77 euro, è l’importo (tutt’altro che considerevole) corrispondente alle 11 ore di straordinari per i mesi di maggio, giugno e luglio 2016 registrati nelle buste paga di un appuntato scelto in servizio presso l’aliquota radiomobile dei carabinieri di Mondovì. Per il sostituto procuratore Attilio Offman si tratta di lavoro extra orario che il militare, a processo davanti al tribunale di Cuneo, non avrebbe mai svolto.

L’appuntato avrebbe comunicato, come da prassi, trascritte su un “foglietto” lasciato sul tavolo del comandante della stazione le ore fuori orario impiegate per la compilazione di alcuni atti di servizio. Documentazione riguardante rilievi riferentesi a sinistri stradali che, come ha spiegato il maggiore Raffaele Ciliento, al tempo dei fatti comandante della Compagnia dei carabinieri di Mondovì, avrebbe dovuto redarre esclusivamente in ufficio, utilizzando uno dei computer in dotazione. Invece, come ha spiegato il consulente tecnico incaricato dal pm, i files sarebbero stati creati sul pc di casa, poi caricati su pen drive e successivamente scaricati sul computer in caserma.

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A sostegno della tesi accusatoria anche la testimonianza del brigadiere (facente funzione in assenza del comandante) che il 19 luglio 2016 trovò sulla scrivania il biglietto dell’appuntato per gli straordinari riferiti al giorno prima: “Il 18 era in servizio nel turno dalle 6 alle 12. Lo straordinario sarebbe stato fatto dalle 15,30 alle 17,30. Io ero in ufficio ma lui non c’era”. L’assenza dell’imputato è stata confermata anche dall’allora comandante del Nucleo operativo radiomobile: “Mi trovavo in caserma per festeggiare il mio compleanno insieme ai colleghi. L’appuntato non era presente”.

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A ulteriore riscontro del fatto che l’imputato il 18 luglio dopo le ore 12 non si trovasse in caserma anche le immagini delle telecamere della stazione. Oltre alle dichiarazioni del “piantone”, che disse di non averlo più visto dopo che era uscito.

Per questo e altri episodi sospetti verificatisi nei mesi di maggio, giugno e luglio i superiori dell’appuntato inoltrarono un’informativa alla Procura ordinaria e a quella militare di Verona. Che, come ha fatto notare il difensore Piercarlo Botto, ha archiviato il fascicolo.

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L’udienza è stata rinviata a mercoledì prossimo per gli ultimi testi del pm e per quelli della difesa. Poi sarà la volta dell’imputato, che racconterà la sua verità.

Redazione a cura di Monica Bruna per TargatoCN

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