Difesa: 19 Paesi UE presentano i piani per lo strumento SAFE. Kubilius: “Sostegno all’Ucraina sopra le attese”
La Commissione UE entra nel vivo di SAFE: i 19 piani nazionali sul tavolo di Bruxelles
Valutazione in corso: 19 Paesi consegnano i piani per SAFE
La Commissione europea ha avviato la fase cruciale di analisi dei piani nazionali presentati nell’ambito di SAFE (Security Action for Europe), il nuovo strumento da 150 miliardi di euro destinato a rafforzare la base industriale della difesa dell’UE.
Il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, ha confermato via X che tutti i 19 Stati membri che hanno richiesto i prestiti, tra cui l’Italia, hanno trasmesso i loro programmi di investimento. Quindici Paesi, ha precisato, includono anche misure dirette di sostegno all’Ucraina, un numero “più del previsto”.
Kubilius ha voluto marcare la portata dell’operazione: i piani presentati prevedono investimenti da “miliardi e non milioni”, definendo SAFE “fondamentale per la prontezza della difesa dell’UE e per la nostra base industriale”.
Chi ha presentato i piani e cosa contengono
Alla scadenza del 30 novembre, hanno consegnato i loro programmi:
Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Spagna.
I piani nazionali comprendono acquisti congiunti in tutte le nove aree prioritarie individuate da Bruxelles: dall’artiglieria alla mobilità militare fino agli abilitatori strategici. La maggior parte dei Paesi ha concentrato gli investimenti su quattro pilastri considerati urgenti:
- Drone Defence Initiative
- Eastern Flank Watch
- Air Shield
- Space Shield
Un orientamento che riflette l’obiettivo di allineare gli investimenti alle minacce più immediate e alle esigenze operative europee.
Il ruolo della Commissione: verifiche, trasparenza e controlli
Il portavoce alla Difesa della Commissione, Thomas Regnier, ha descritto i prossimi passaggi: ora Bruxelles analizzerà i piani e invierà la propria valutazione al Consiglio, che dovrà concedere il via libera per l’erogazione dei primi fondi.
Regnier ha annunciato un sistema di monitoraggio continuo: ogni governo dovrà trasmettere report periodici insieme alle richieste di pagamento. Solo in base allo stato di avanzamento dei progetti verranno rilasciate le successive tranche.
La valutazione includerà criteri stringenti su:
- trasparenza,
- prevenzione della corruzione,
- coerenza con la roadmap europea sulle capacità critiche.
Regnier non ha chiarito quali siano i quattro Stati che non hanno incluso l’Ucraina nei piani, citando motivi di riservatezza. Ha inoltre puntualizzato che la scadenza del 30 novembre riguardava solo gli Stati che chiedono prestiti, mentre i partner esterni restano in dialogo.
Paesi terzi: margine del 35% e il nodo Regno Unito
Sul fronte della cooperazione con Paesi non UE, Regnier ha ricordato che Regno Unito e Canada possono già partecipare fino a un massimo del 35% del valore dei componenti nei contratti di approvvigionamento, come previsto dalle regole di SAFE. La stessa soglia si applica alla Turchia, sebbene il portavoce non abbia confermato se Ankara compaia nei piani nazionali presentati.
La normativa permette comunque di limitare ulteriormente la partecipazione di Paesi terzi qualora fosse necessario per tutelare gli interessi strategici dell’UE.
Il fallimento dell’accordo con Londra: la distanza resta ampia
Il Regno Unito, che aveva manifestato un forte interesse a partecipare a SAFE per garantire un ruolo maggiore alla sua industria della difesa, non è riuscito a raggiungere un’intesa con la Commissione.
Secondo fonti britanniche, Bruxelles avrebbe richiesto una tassa d’ingresso fino a 6 miliardi di euro, una cifra molto superiore rispetto alla semplice tassa amministrativa che Londra era disposta a pagare.
Il Guardian riporta le parole di Peter Ricketts, presidente della commissione per gli Affari europei della Camera dei Lord, secondo il quale una quota potenziale da 6,5 miliardi di euro sarebbe “talmente sproporzionata da far pensare che alcuni membri dell’UE non vogliano la partecipazione del Regno Unito”.
Con i negoziati arenati a ridosso della scadenza, la partecipazione britannica resta limitata ai margini previsti dalle regole generali, senza un accordo quadro dedicato.
SAFE verso la fase operativa
Con i piani depositati e l’analisi avviata, a Bruxelles si prepara ora il passaggio decisivo: la valutazione tecnica della Commissione e il successivo via libera del Consiglio. Solo allora i 150 miliardi di SAFE potranno iniziare a fluire verso i progetti di difesa europea, segnando un passaggio che l’esecutivo UE definisce già un “big bang” per l’autonomia strategica dell’Unione.